Francesco Alberoni, il noto sociologo, dalle pagine on-line de Il Giornale propone una interessante interpretazione del modus operandi della moderna criminalità: sempre più spesso, infatti, il protagonista di rapine nei negozi o in abitazione è il coltello, non tanto e non solo per ragioni di reperibilità, quanto piuttosto per una vera e propria necessità rituale: “L'arrivo del coltello e lo sgozzamento sono il primo segnale dell'arrivo della cultura violenta orientale che poi vedremo praticata come rituale dagli integralisti islamici che applicano la sharia tagliando le mani, i piedi ed anche la testa usando un coltello. In Europa la decapitazione era un atto rapidissimo, fatta con la mannaia o la ghigliottina: uccisione, non tortura. Ma quello che fa il boia dell'Isis sugli occidentali vestiti con una tunica arancione è una tortura mostruosa. Per le loro azioni belliche, gli islamisti ovviamente hanno usato le armi più moderne e temibili, lo abbiamo visto nelle grandi stragi compiute dagli Usa a Baghdad. Ma il coltello non è mai scomparso. Col coltello si sgozza il nemico come si sgozza un animale. Come a Rouen, dove hanno sgozzato il prete cattolico sull'altare. Con il continuo aumento dei migranti africani e asiatici che finiscono nelle file della delinquenza organizzata, il coltello è diventata l'arma più diffusa. Sono ormai decine di migliaia i piccoli negozi, tabaccai, parrucchieri, drugstore, banche in cui entrano due giovani delinquenti di cui uno fa da palo e l'altro punta un coltello alla gola del cassiere. E aumentano continuamente quelli che suonano al campanello delle case private anche di giorno e minacciano di sgozzarti. Il coltello e lo sgozzamento non facevano parte della nostra tradizione. I recenti attacchi dell'Isis o dei suoi simpatizzanti hanno fatto passare in sottordine questa dilagante delinquenza del coltello che fa più paura dei grandi attentati perché ti viene in casa, e cresce ogni giorno con le migliaia di disadattati che le migrazioni di ogni tipo riversano in Italia”.