...perchè la realtà può manifestarsi nei modi più imprevedibili!


Riflessioni sulla difesa legittima con armi da fuoco

In questi ultimi anni il Paese ha vissuto e sta ancora fortemente vivendo, un profondo cambiamento socio-economico e tra tutti i problemi che ne conseguono, uno in particolare è fortemente sentito dai cittadini, il problema della Sicurezza.
I rischi per la propria incolumità stanno aumentando notevolmente, specie nelle proprie abitazioni.
Luoghi considerati prima sicuri e protetti, oggi sono gli stessi in cui più viene violata la propria Vita privata, divenendo fonte di continua angoscia e preoccupazione soprattutto perché pienamente consapevoli di quelle che sono le modalità oggi attuate dai criminali, sempre più spregiudicati e violenti nel portare a compimento i loro crimini.
La cosciente e tangibile mancanza di Sicurezza che il cittadino percepisce, congiunta ad un aumento esponenziale di furti e rapine nelle abitazioni (sono ridotte le denunce e le risonanze mediatiche, non i reati), risulta quindi essere di fatto un elevato allarme sociale del tutto disatteso dalle istituzioni.

Le brutali e spietate aggressioni con cui questi atti (rapine) vengono portati a compimento, hanno spinto i cittadini, come le statistiche confermano, a ricorrere sempre più all’utilizzo delle armi da fuoco come estrema difesa, non ritenendo più sufficienti le classiche misure di Sicurezza (sistemi antintrusione e videosorveglianza) finora adottate, in grado di arrestare o scoraggiare i malviventi dai loro intenti criminosi.

È emerso appunto, che oggi ricorre alle armi da fuoco per la propria Sicurezza, chi fino a prima questa ipotesi non la prendeva per nulla in considerazione o era addirittura contrario, a conferma che anche le ideologie cambiano insieme ai tempi.

Ed è in questo repentino cambiamento, che si devono individuare le principali domande da porsi per una chiara visione del fenomeno e delle sue problematiche:
  • quanti possessori di armi da fuoco riusciranno con queste a tutelare efficacemente la propria e altrui incolumità personale?
  • e soprattutto quanti, che intendano con queste difendersi, riusciranno a farlo nei limiti che la legge impone?
Lo vediamo ogni qualvolta un cittadino fa ricorso ad un’arma per difesa: nel migliore dei casi eccede nel suo utilizzo, compiendo azioni che fanno chiaramente trasparire l’assoluta non conoscenza della Legge in materia, con tutte le conseguenze del caso, contribuendo ad intensificare il concetto che comunque ti difendi poi lo Stato ti punirà.

Questo accade essenzialmente per due motivi:
1) sottovalutazione del problema: si affronta un argomento assai delicato e complesso con estrema superficialità, ritenendo addirittura sufficiente il solo possesso dell’arma e non prendendo minimamente in considerazione l’importanza di un allenamento periodico, seppur insufficiente;
2) formazioni inadeguate anche quando più responsabili, affidandosi inconsapevolmente a discipline o realtà formative, del tutto estranee all’aspetto difensivo o comunque insufficienti ad offrire una preparazione mirata e completa sotto ogni punto di vista.

La difesa personale, soprattutto nell’abitazione, è una materia delicata ed estremamente complessa che comporta necessariamente, per esercitarla responsabilmente e nel pieno rispetto della Legge, una conoscenza di molteplici argomenti e misure, sia preventive che difensive. Ignorarne anche solo alcune, può senz’altro condurre, molto facilmente, ad una serie di errori che inevitabilmente si susseguono e si sommano quando appunto non si è a conoscenza delle giuste informazioni, con esiti che non potranno che essere causa di drammi che si possono ben immaginare.

Quante volte sentiamo di casi nei conflitti a fuoco in cui i colpi sono partiti accidentalmente, di persone che non volevano colpire il malvivente, che hanno agito solo sotto l’impulso della paura e non da una razionale e appropriata reazione; non sono stati pochi i casi in cui si è aperto il fuoco per paura su familiari alzati nella notte, scambiati per intrusi o malviventi, ignorando totalmente i fondamentali delle norme di Sicurezza.
Quanti hanno aperto il fuoco sui malviventi ignorando totalmente quanto la legge consente?

I drammatici fatti di cronaca accaduti in passato sono una chiara testimonianza di come in mancanza di una corretta e completa formazione specifica, sia estremamente facile compiere azioni sconsiderate e pericolose.

Usare un’arma da fuoco nel momento più critico della propria Vita, comporta di per sé uno stress elevato, sicuramente ancora più amplificato quando inadeguatamente o per nulla preparati tecnicamente, andando ben oltre le capacità di sopportazione dell’individuo perché ne possa compiere un corretto e sicuro utilizzo.

Come esperti della materia, sappiamo bene invece, che la paura unita alla mancanza di conoscenza specifica, porta inevitabilmente ad azioni sconsiderate, e questo accadrà con matematica puntualità, proprio perché quando anche non vi fosse l’intenzione di uccidere, il cervello in quei drammatici momenti, non trova memorie precedentemente fissate che gli consentiranno reazioni alternative, sensate e sicure.
Queste memorie possono solo essere il frutto di un addestramento ricevuto, addestramento altamente completo che integri oltre all’aspetto tecnico, che è vitale sia il più possibile realistico, la necessaria e basilare preparazione giuridica, fondamentale elemento atto ad inibire reazioni inappropriate e sproporzionate.

Il ricorso alle armi da fuoco, che si sia inesperti quanto esperti, deve essere l’estrema ratio solo in particolari e contenute situazioni. La sicurezza deve partire da molto prima, e per quanto è fondamentale comunque un’adeguata formazione alle armi da fuoco perché non è sempre possibile evitare i possibili rischi, occorre comprendere che la sicurezza, non deve dipendere necessariamente ed esclusivamente dal premere il grilletto.

Non si deve tuttavia affatto ignorare o sottovalutare il pericolo rappresentato dalla criminalità odierna.

Oggi non è affatto improbabile essere oggetto di violenza inaudita ed efferata, portata a compimento da bande organizzate ed armate, sicuramente più preparate della stragrande maggioranza dei cittadini.

Un fattore da considerare inoltre nella valutazione delle misure di sicurezza in determinati ambienti e circostanze, è l’inferiorità numerica, in quanto ci si troverà da soli contro come ormai la media delle statistiche conferma, ad affrontare più aggressori (la media è di 3 quando va bene), e non certo tutti disarmati e animati da pietismo; ed in questo si fanno forti unito in più dal fattore sorpresa e dalla consapevolezza di incutere autentico terrore nelle vittime.

Per tutta questa serie di motivi, diviene facile comprendere quanto oggi, nella difesa della propria e altrui persona, in particolare nel contesto abitativo, specie in particolari ambienti comportanti elevati livelli di rischio, non si possa più ignorarne e sottovalutarne i rischi, e quanto sia indispensabile ricevere una preparazione adeguata.

MANGUSTA SYSTEM® è nato anche per questo, per colmare questa enorme lacuna offrendo una formazione degna di questo nome, adeguata ai tempi e modalità criminali, consentendo risposte proporzionate nel rispetto della Legge e sicure, consentendo capacità di adattamento alle variabili che un conflitto necessariamente comporta.



Considerazioni sull’importanza dell’arma da fuoco nella difesa personale/abitativa.
Ricordiamo che l’arma, da fuoco o meno, è un semplice strumento, non necessariamente di morte!
Un’arma da fuoco può salvare invece vite innocenti, che siano le proprie come di altri, perché dovrebbero averle altrimenti le forze dell’Ordine?
Un’Arma da Fuoco non è un cane che vive di vita propria, è solo uno strumento (termo balistico) che in base al fine ed alle capacità di chi la utilizza, può fare enormi differenze.

Ma soprattutto facciamo presente e teniamolo bene a mente, che l’arma da fuoco, è oggi l'unico strumento in grado di consentire contemporaneamente: deterrenza, proporzionalità e bilanciamento in un conflitto.
Deterrenza: nessun’altra arma o strumento è in grado di creare lo stesso effetto, in grado di scoraggiare i malviventi a proseguire nel loro intento criminoso consentendo quindi l’incolumità ad entrambe.
Proporzionalità: si può rispondere ad armi pari nel peggiore dei casi o se si è aggrediti con armi bianche (da taglio e contundenti); unico mezzo idoneo a difendersi senza la quale non solo l’incolumità fisica ma la stessa Vita delle vittime sarebbe in gravissimo pericolo.
Bilanciamento: l’arma da fuoco è in grado di equalizzare la disparità numerica come nessun altro mezzo, si pensi come altrimenti persone deboli possono affrontare in sicurezza più persone anche armate, da sicuro suicidio!

Occorre far presente, che non reagire come scelta assoluta quando si subisce un’aggressione, perché chi è contrario alla violenza (difendere un diritto come la Vita non equivale ad essere violenti) sposa senz’altro questa tesi, non pone sempre al sicuro da imprevedibili conseguenze.
Non sono rari i casi di vittime, che hanno perso la Vita o subito lesioni gravi con danni irreversibili nonostante la totale resa perché imbavagliati maldestramente o semplicemente colpiti con una bottiglia, una spranga od un solo pugno nonostante non fossero armati ed intenzionati a reagire!

Abbiamo il coraggio di dire che, se chi ha perso la sua Vita a causa di ciò potesse tornare indietro, non la penserebbe più allo stesso modo, sicuramente!

Chi afferma che non va bene che un cittadino si difenda con le armi da fuoco, ignora totalmente che, specie in casa, secondo la Legge, ci si può difendere con ogni mezzo possibile, non solo con l’arma da fuoco, e quando si è in pericolo, ogni strumento può essere in grado anche non volendo, di togliere la Vita per salvare la propria.

Si sappia che le scelte in questi casi sono solo due: o si rinuncia definitivamente a difendere sè e la famiglia ponendo la propria/altrui Vita all'arbitrio di pazzi criminali, magari quasi certamente sotto effetto di sostanze stupefacenti, o ci si difende, ed in questo caso il Diritto alla difesa va esercitato nel più sicuro dei modi, perchè una reazione approssimativa e inadeguata, può senza ombra di dubbio condurre solo ad esiti catastrofici per chi ha maldestramente tentato di opporsi alla crudeltà umana.
Soprattutto considerando il fatto che mai i criminali sono soli e disarmati, e se non sono armi sono sicuramente utensili da scasso, usate come armi contundenti e non certo meno pericolosi.

Perché quindi quando si ha il Diritto e la volontà di possedere armi da fuoco per la propria sicurezza e della famiglia, si dovrebbe rinunciare a tale Diritto ricorrendo ad altri mezzi difensivi esponendosi così a rischi elevatissimi?
Quali potrebbero essere gli altri mezzi difensivi?
Mazze, bastoni, coltelli, forconi, storditori elettrici, spray al peperoncino, cani da guardia o da difesa?

Qualunque altro mezzo non garantirebbe sicuramente la stessa deterrenza, proporzionalità e bilanciamento in un possibile conflitto.
Tutti gli utensili e strumenti di difesa elencati, comportano necessariamente un contatto ravvicinato, estremamente pericoloso e comunque mancano di proporzionalità, bilanciamento e deterrenza quando dall’altra parte vi fosse un’arma da fuoco.
Gli stessi cani da guardia o da difesa, non garantiscono più, specie se non gestiti in modo professionale, totale deterrenza e bilanciamento, in quanto facilmente neutralizzati nei più svariati modi, fino ai più cruenti.
Sarebbe un grave errore affidarsi nella sicurezza attiva, solo a loro.



Per concludere, ciò che in questa riflessione vorremmo passasse, è che la gestione di un’arma da fuoco, che sia lunga o corta, specie nella difesa abitativa, comporta difficoltà estreme ed una conoscenza di molteplici aspetti che se ignorati o non amalgamati tra loro, non possono che rappresentare pericolo per se stessi, la famiglia e gli stessi malviventi che magari si sarebbero sicuramente arresi o dati alla fuga se gli fosse stato dato loro il tempo e la possibilità.

Bene e giusto quindi armarsi (per chi possa e voglia) per difendere efficacemente se stessi e la famiglia, è un Diritto sacrosanto e inalienabile dell’Uomo, ma Non senza la fondamentale presa di coscienza dell’essere Responsabili nei confronti di se stessi e del prossimo, e ciò può derivare solo da una elevata ed adeguata Formazione, formazione che oggi come si è dimostrato in questo trattato, per la maggioranza dei cittadini non è ancora stata recepita affatto e ancor più per la maggior parte delle realtà formative, per nulla idonee a consentire risposte adeguate all’evento e soprattutto sicure!

Prenderne atto a tutti i livelli sarebbe già molto!






 
 
 

Violenza di genere, FEMMINICIDIO

Dati dell’analisi dell’Istat e del Ministero della Giustizia

Numeri di un massacro
Solo lo scorso anno sono state 120 le donne vittime di femminicidio ammazzate da un marito, fidanzato o convivente.
Il femminicidio dimostra di essere ancora un reato diffuso ed un problema che necessita di una risposta non solo giudiziaria, ma culturale ed educativa.
Il femminicidio, l’uccisione di una donna con la quale si hanno legami sentimentali o sessuali, rappresenta la parte preponderante degli omicidi contro il genere femminile.
In Europa la violenza sulle donne rappresenta la prima causa di morte e di invalidità per le donne tra i 16 e i 50 anni, uccide più del cancro e degli incidenti stradali.


Omicidi di donne in Italia

Negli ultimi 5 anni si registrano 774 casi di omicidio di donne, una media di circa 150 all’anno.
Più dell’82% dei delitti commessi a scapito di una donna, nel nostro paese, sono classificati come femminicidi. Un numero impressionante: oltre quattro su cinque.
In Italia ogni 2-3 giorni una donna viene uccisa per mano di chi diceva di amarle.
Gli autori di femminicidi nella maggior parte dei casi, hanno una fascia di età compresa tra i 31 e 40 anni, seguita da quella che comprende un’età tra i 41 e 50 anni.
Le vittime invece sono più giovani: a morire per mano dei propri compagni sono per lo più ragazze tra i 18 e 30 anni.
Nella maggior parte dei casi la vittima è italiana, solo nel 22% dei casi è straniera, con una larga maggioranza proveniente dall’est Europa.
Stesso dato per il carnefice: il 74,5 % degli assassini hanno nazionalità italiana.

Il rapporto che lega la vittima e il suo carnefice è nel 55,8% dei casi di natura sentimentale, con una relazione in atto al momento dell’omicidio o pregressa.
Analizzando il modus operandi degli omicidi, emerge un quadro brutale e primitivo.
Si tratta di colluttazioni corpo a corpo dove l’assassino sfoga una rabbia inaudita.

L’arma più utilizzata è il coltello e in più del 40% dei casi le donne vengono colpite ripetutamente, quasi mai con solo due o tre colpi mortali.
Nel 15% dei casi la donna viene uccisa con oggetti di uso comune: martelli, accette, picconi, rastrelli e impiegati brutalmente fino a renderla esamine.

Nei casi di femminicidio, il movente è nel 40% dei casi dovuto alla gelosia e possessione, a seguire: litigi, raptus e disturbi psichici dell’autore.
Spesso, alla base dei dissidi, ci sono motivi economici.
Solo il 10% dei maltrattatori presenta problemi psichici.

Le donne figurano quindi molto più spesso come vittime e gli uomini come responsabili; alcune forme di violenza vengono consumate quasi esclusivamente sulle donne: stupro, omicidio a sfondo passionale.


A ottobre 2013 il Senato ha approvato il decreto di legge contro il femminicidio.
L’elemento di novità è il riconoscimento della violenza sulle donne come forma di violazione dei diritti umani e di discriminazione.
È stato introdotto l’arresto in flagranza (art. 382 c.p.) obbligatorio per i reati di maltrattamenti in famiglia e stalking.
La polizia giudiziaria potrà disporre l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Stalking, come riconoscerlo
E' il ripetersi di un comportamento molesto, ossessivo, persecutorio, che si manifesta con telefonate a tutte le ore, attenzioni ripetute, appostamenti, regali non graditi, biglietti, sms e qualunque atto o contatto non desiderato nei confronti delle vittima che, anche se apparentemente innocuo, spesso degenera poi in minacce, pedinamenti, presenze inopportune nei luoghi frequentati dalla stessa generando in questa, stato di ansia, paura, timore per la propria incolumità e la costringe, soprattutto ad alterare le proprie abitudini e scelte di Vita.
Secondo i dati dell'Osservatorio Nazionale per lo Stalking, ad essere oggetto di molestie sono, nell'86% dei casi, donne. La durata media del comportamento molesto è superiore ad un anno e mezzo.
Colui che perseguita è nel 55% dei casi un ex, coniuge o innamorato, nel 25% un condomino e nel 15% un collega di lavoro, di scuola o di università.

Testo di Legge (art. 612 - bis c.p.)
commette il delitto di "atti persecutori" (c.d. stalking) chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.


Almeno il 20% degli italiani, soprattutto donne, ne sono stati o ne sono tuttora vittime.

Da una recente ricerca è emerso che su 300 delitti commessi fra partner o ex partner, l’88% ha come vittime le donne e nel 39% dei casi si tratta di crimini annunciati, in quanto si verificano dopo un periodo più o meno lungo di molestie e persecuzioni.

La violenza contro le donne è una violenza di genere, riconosciuta oggi dalla comunità internazionale come una violazione fondamentale dei Diritti Umani.


ALCUNE RIFLESSIONI

Considerate troppo “deboli” e con scarsa forza fisica, le Donne sono sempre più vittime di ogni tipo di sopraffazione, anche nelle cosiddette Società civilizzate.
La violenza contro le donne ed in particolare il fenomeno del femminicidio, è ancora oggi un fatto tragicamente allarmante e non appare affatto in diminuzione nonostante leggi e misure create con lo scopo di contrastare il fenomeno.

La donna risulta oggi il soggetto che più è a rischio di morte violenta, in particolare per le modalità attuate dagli aggressori/maltrattori, compiute con inaudita ed efferata brutalità!

L’opinione che questa piaga deve essere combattuta non solo sul piano repressivo, che come abbiamo visto non sta ancora producendo dati confortanti, ma anche e soprattutto sul piano educativo e culturale è ormai largamente condivisa.
Ma quanto costerà in termini di tempo perché si riesca a vedere il cambiamento culturale tanto auspicato?

Cosa dovrebbero fare però le donne vittime di relazioni pericolose fino ad allora?
Chi e cosa impedisce ad un uomo violento che ha ricevuto la diffida dal Giudice a non avvicinarsi ad una certa distanza alla donna oggetto della sua malvagità il giorno che ha deciso di ucciderla?
Niente e nessuno!
Lo dimostrano purtroppo i tragici fatti di cronaca!

Il rammarico è che le misure finora intraprese dalle Istituzioni, non si stanno rivelando sufficienti né a prevenire gli episodi di violenza, né a proteggere adeguatamente quando ancora in tempo, la vittima di tali ed odiosi reati che ad esse si affida, quando come poco ancora accade, riesce a trovare il coraggio di reagire.
Il rischio conseguente a questa inefficienza, è che le donne vittime di atti persecutori ma più ancora di violenza e maltrattamenti in famiglia, rinuncino sempre più a reagire, ad opporsi, rassegnandosi ad una situazione di sofferenza, paura ed angoscia, venendo meno la fiducia alle Istituzioni che dovrebbero proteggerle e renderle sicure.

Quante volte a nulla è servito per le vittime presentare innumerevoli denunce e referti ospedalieri anche importanti?
Quante donne devono ancora morire prima che si comprenda a livello politico e giuridico, l’importanza che siano messe velocemente nella condizione di essere tutelate seriamente quando soggette al pericolo della stessa Vita?
Quante donne devono ancora morire prima che questa Società trovi il coraggio di cambiare a livello Culturale e di abbattere tabù inutili e dannosi come quello sulle armi da fuoco, visto ancora stupidamente in questo paese come il male assoluto?

Consentire alle donne vittime di violenza le quali ne facessero richiesta, di ottenere il Porto d’armi per difesa personale, sarebbe un atto doveroso, addirittura rivoluzionario in questo paese se fossero le stesse istituzioni a concederglielo di propria iniziativa in determinati casi, come un atto dovuto.
Ciò sarebbe degno di un Paese che riconosce i propri limiti nella tutela delle donne a rischio e concede loro il diritto sacrosanto, di poter rispondere proporzionatamente nella salvaguardia della propria Vita, senza dover vivere nella convinzione di essere la prossima vittima, di essere un numero in più su un contatore.

Un’arma da fuoco detenuta ed usata legittimamente, è l’unico strumento consentito in grado di offrire la giusta chance di sopravvivenza di fronte ad un attacco seriamente intenzionato a togliere la vita altrui, specie quando la vittima designata è una donna già provata e fisicamente ed emotivamente più debole rispetto all’aggressore, carico di rabbia ed armato.
Non vi è altro mezzo che possa garantire la stessa efficacia, a condizione che sia utilizzato correttamente!

Inoltre la consapevolezza per la donna di sentirsi decisamente più sicura attraverso un mezzo in grado di consentirlo quale è l’arma da fuoco, che ovviamente dovrebbe imparare ad usare seriamente, le ridurrebbe sicuramente ed enormemente lo stato di perenne ansia ed angoscia, fortemente debilitante nel lungo periodo, migliorando così la salute e la qualità della Vita!

Ricordiamo che la paura e l’ansia che ne deriva è direttamente proporzionale al grado di sicurezza percepito!

MANGUSTA SYSTEM® si attiva in ogni modo possibile, perché anche in questo paese, la donna a rischio femminicidio, sia messa nella condizione di provvedere autonomamente alla propria sicurezza, contribuendo ad abbattere culturalmente, pregiudizi e tabù ormai inutili e controproducenti sull’utilizzo delle armi da fuoco, frutto ancora di sterili ideologie che non trovano nei fatti alcun senso logico.

Se vogliamo iniziare almeno a rallentare il contatore che ancora inesorabilmente scorre imperterrito, abbiamo il coraggio di accettare che l’era delle sterili ideologie è finita, non più adeguata ai tempi, e consentiamo a chi sa di essere la prossima vittima, di avere il Diritto d’impedirlo, perché nessuno all’infuori di lei può evitarlo sempre e dovunque!



 
 
 

Obiettivi MANGUSTA SYSTEM®

Oggi non si può più scherzare con la Vita altrui, che è divenuta facile perdere anche per i motivi più futili; per questo motivo M.S.® intende attivarsi perché i cittadini, del tutto inconsapevoli, siano informati sul limite ed il pericolo rappresentato da realtà formative inadeguate a consentir loro, la necessaria preparazione che oggi appunto deve essere al passo con il cambiamento che vi è stato e di conseguenza, deve essere superiore e completa.


Vi è ancora molto da fare in questo paese per abbattere pregiudizi e superficialità, specie nel mondo delle armi da fuoco, ma riteniamo che i tempi siano sufficientemente maturi perchè si possa iniziare a scardinarli senza troppe resistenze.

Crediamo fermamente che solo da una razionale e realistica Informazione e Formazione, si possano gettare le basi per un cambiamento Culturale, affinché chi intende esercitare il sacrosanto Diritto alla Difesa Legittima anche con le armi da fuoco, comprenda quanto è indispensabile un’adeguata Formazione, e possa esercitarlo responsabilmente senza dubbi, ansie e disagi, nel pieno rispetto della Legge e con la massima Sicurezza per la propria e altrui incolumità.


Obiettivo perseguito dal MANGUSTA SYSTEM® è di contribuire ad aumentare in ogni modo possibile, la Cultura e l’importanza che riveste una Formazione Responsabile, specie per scopi difensivi, ancora troppo ignorata e sottovalutata e causa di gravi ripercussioni su tutto l’apparato ogni qualvolta se ne faccia con queste un uso distorto e irresponsabile.



Maggiore
Cultura e Formazione “adeguata” si traduce in:

MAGGIORE
Responsabilità,
Sicurezza,
Rispetto per le Regole e i Diritti umani.