BUONA FORMAZIONE...BUONA REAZIONE!


Riflessioni sulla difesa legittima

Per una precisa e motivata scelta, le riflessioni che seguiranno sono orientate a cercare di offrire un'informazione che sia dettata dalla razionalità e obiettività, lontana da ideologie, preconcetti e falsi moralismi, dedicando maggiore attenzione ad un argomento di fondamentale e Vitale importanza: la “Formazione adeguata”, ancora sconosciuta.

Iniziamo col dire che se in questo paese si comincia a ricorrere sempre più all’uso delle armi da fuoco per la propria sicurezza, non è certo per moda ma per fondate motivazioni che vedono un diretto collegamento con i cambiamenti socio economici e anche culturali.
La realtà è sotto gli occhi di tutti ed è inutile approfondire il fatto che questa ha generato un profondo senso di paura, che è andato di pari passo, crescendo, al cambiamento della criminalità, sempre più spietata e disumana!
Criminalità, che per le modalità adottate, fa risultare i tradizionali sistemi di sicurezza (sistemi antintrusione e videosorveglianza) obsoleti, non più in grado di arrestare o scoraggiare i malviventi dai loro intenti criminosi.

Oggi perdere la Vita in casa propria o nella propria particolare attività lavorativa, è divenuto sempre più possibile!
Ignorare questo fatto non sarebbe rispettoso nei confronti di tutte le vittime di aggressioni violente che hanno perso la Vita o subito danni fisici irreversibili.
Proprio perché appunto non potremo mai prevedere quale sarà l’esito di quella che potrebbe essere un’aggressione alla nostra o altrui persona, si ha tutto il diritto di impedire il benchè minimo danno alla propria incolumità fisica, che nessuno ha il diritto di ledere, in nessuna forma!

Il ricorso alle armi da fuoco, trova quindi la sua ragion d’essere nel cambiamento che vi è stato nelle modalità criminali di questi ultimi anni e non poteva che essere altrimenti.

Non si può inoltre non considerare il senso di Sicurezza che emana a livello psicologico il possederle, sicurezza che sarà però solo erroneamente “percepita” e non “effettiva” quando non è supportata da adeguata e responsabile Formazione.
Ed è proprio questo uno dei punti cruciali del problema della difesa legittima: il fatto che la maggior parte di chi è ricorso a questo armamento per la propria sicurezza, ritenga sufficiente il solo possesso del mezzo, come se questo fosse bastante senza minimamente considerare ciò che implica; una conoscenza che deve necessariamente abbracciare tutti gli elementi interconnessi, nessuno escluso, perché se ne possa fare un corretto uso, in particolare nei momenti più critici della propria Vita quali la difesa personale.

Altro punto critico che è poi stato il motivo della nascita del MANGUSTA SYSTEM®, è rappresentato dalle molteplici realtà formative cui inconsapevolmente i cittadini più responsabili si affidano, ma del tutto carenti e inadeguate a consentire loro una preparazione che possa effettivamente renderli edotti e sicuri.

Vi è poi chi si esercita in modo costante e intensivo a livello sportivo nell’illusione di essere ancora così più preparato ad un possibile conflitto reale; ma il problema non cambia, non è una questione di quanto si spari, cosa è fondamentale chiedersi è, mi servirà tutto questo se:
sarò colto alla sprovvista - ho l’arma in fondina - mi puntano un coltello alla gola - iniziano a riempirmi di botte - tentano di togliermi l’arma in una colluttazione - mi trovo al buio - sono più persone diversamente armate - mi stanno svaligiando casa - hanno preso in ostaggio qualcuno della famiglia - saprò muovermi in base a quanto consente la legge, riuscirò a salvarmi rispettandola appieno?

Queste sono le uniche domande che oggi, chi desidera non prendersi in giro, dovrebbe seriamente porsi per trovare la risposta che gli consenta di capire quanto gli sia utile ciò che sta praticando.
Tutto il resto è niente! Solo fisime! Fissarsi solo sul tiro, le rosate ed il tempo; che sia un tiro statico o dinamico, il risultato è sempre il medesimo: insufficiente!
La realtà è ben diversa, non vi è galanteria, regole, correttezza, pietà!
I criminali non hanno mai scherzato, men che meno oggi, dove è facile essere oggetto di violenza inaudita ed efferata, aggrediti da bande criminali organizzate, armate e sotto effetto di sostanze stupefacenti.
Basta considerare quelle che sono le modalità criminali per rendersi conto di come un addestramento incentrato solo sul tiro, risulti estremamente carente. La stragrande maggioranza delle aggressioni, che siano in casa come all’esterno, sono caratterizzate da attacchi improvvisi a breve, brevissima distanza, quelli che non lasciano molto scampo se non ci si è preparati in tale frangente. Ma dove e come possiamo ricevere una simile preparazione? Praticando un tiro accademico o una disciplina sportiva di qualsivoglia natura e finalità? Oggi non vi è una simile preparazione che tenga conto di questi fondamentali aspetti, a nessun livello, nemmeno istituzionale.

Non vi è da stupirsi se poi ogni qualvolta un cittadino, come un’esponente delle forze dell’Ordine, piuttosto che una Guardia Particolare Giurata, hanno la peggio in un conflitto o rispondono in modo totalmente sproporzionato all’evento, seppur drammatico.
Le risposte inappropriate si traducono in omicidi volontari, colposi o eccesso di difesa, con tutte le conseguenze del caso che ben sappiamo, conducendo esclusivamente in queste uniche direzioni: al cimitero, in galera o se si è un po’ più fortunati, in anni di processi e tormentate, estenuanti e costose spese legali.

Vediamo qual è la situazione oggi.
Quante volte sentiamo di casi nei conflitti a fuoco in cui i colpi sono partiti accidentalmente, di persone che non volevano colpire il malvivente, che hanno agito solo sotto l’impulso della paura e non da una razionale e appropriata reazione; non sono stati pochi i casi in cui si è aperto il fuoco per paura su familiari alzati nella notte, scambiati per intrusi o malviventi, ignorando totalmente i fondamentali delle norme di Sicurezza.
Quanti hanno sparato senza accertarsi della condizione del bersaglio (se e come era armato), quanti alle spalle di chi si stava già dando alla fuga, quanti sono andati a cercarli per casa quando non era necessario, totalmente ignari dei pericoli a cui si esponevano, addirittura inseguiti in giardino o per strada ed in un caso anche per il bosco e così via….praticamente la maggioranza!
Utile sapere che i giudici in sede processuale non ne tengono minimamente conto del fattore paura, valutano quasi esclusivamente se la reazione è stata proporzionata.
Come esperti della materia, sappiamo bene invece, che la paura unita alla mancanza di conoscenza specifica, porta inevitabilmente ad azioni sconsiderate, e questo accadrà con matematica puntualità proprio perché quando anche non vi fosse l’intenzione di uccidere, il cervello in quei drammatici momenti, non trova memorie precedentemente fissate che gli consentiranno reazioni alternative, sensate e sicure.
Queste memorie possono solo essere il frutto di un addestramento ricevuto, addestramento altamente completo che integri oltre all’aspetto tecnico, che è vitale sia il più possibile realistico, la necessaria e basilare preparazione giuridica, fondamentale elemento atto ad inibire reazioni inappropriate e sproporzionate.

In quest’ultimo periodo, a causa anche degli ultimi fatti di cronaca dove vi sono state delle vittime, sentiamo dibattiti a non finire sui mass media con ospiti che di una materia così complessa e delicata, non hanno alcuna competenza; ma il punto è che le domande vertono sempre ed unicamente nelle stesse sterili e faziose direzioni:

  • è legittimo usare l’arma per difendersi in casa ed uccidere?
  • stiamo rischiando il far west?
  • dobbiamo togliere questo diritto?

Nessuno si interroga mai, veramente mai su quello che è il punto focale: la Formazione!
Si passa da un estremo all’altro, cioè o lasciare che si continuino a commettere azioni spropositate o considerare se togliere il diritto all’arma impedendone l’uso, senza mai arrivare all’unica risposta sensata.
La verità sta nel mezzo, e l’unica verità da perseguire è l’Istruzione, la Formazione “adeguata” senza la quale si commettono poi inevitabilmente le peggiori azioni!
Come si può minimamente pensare che in un settore come questo, estremamente complesso, delicato e pericoloso, un soggetto senza o con scarsa formazione, possa poi compiere azioni responsabili nel momento più drammatico della sua vita?

Possiamo e dobbiamo con coraggio dire che se tutte le azioni delle ultime vicende fossero state compiute da persone preparate adeguatamente, si può stare certi che oggi non ci sarebbero state vittime, condanne, risarcimenti e dibattiti fuorvianti, in grado di creare solo confusione alla gente che magari questo diritto (la difesa) vorrebbe esercitarlo, ma se ne guarda bene!

Guai perdere un diritto sacrosanto a causa delle leggerezze commesse da altri, sarebbe l’ennesimo danno a tutti a causa di pochi!
Guai perché oggi, visto il punto in cui si è già giunti, rammentiamo che il far west già vi è in questo bel paese, ma più che altro ad esercitato sono solo i malviventi e gli italiani a subirlo, perdere questo diritto sarebbe ancora più disastroso!
Vogliamo fare la fine dell’Inghilterra?
Popolo totalmente disarmato e con un indice di criminalità schizzato in breve tempo alle stelle?

Una precisazione: giustizia fai da te, molto in voga di questi tempi sulla bocca di tanti, va intesa come vendetta a posteriori e niente ha a che fare con la difesa legittima cui si ricorre solo nei particolari momenti in cui il pericolo è attuale, imminente, ingiusto, diretto a noi e non abbiamo il tempo di ricorrere alle Autorità!
Giustizia fai da te semmai si può collegare all’art. 393 c.p. : esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone.
Tanto per mettere i puntini sulle i e iniziare a dare corrette informazioni!


Considerazioni sull’importanza dell’arma da fuoco nella difesa personale/abitativa.
A tutti quelli che si permettono di giudicare e sentenziare, senza avere la benchè minima preparazione in materia di difesa e sicurezza, ricordiamo che l’arma, da fuoco o meno, è un semplice strumento, non necessariamente di morte!
Un’arma da fuoco può salvare invece vite innocenti, che siano le proprie come di altri, perché dovrebbero averle altrimenti le forze dell’Ordine?
Un’Arma da Fuoco non è un cane che vive di vita propria, è solo uno strumento (termo balistico) che in base al fine ed alle capacità di chi la utilizza, può fare enormi differenze.
Non fa più danni di quelli che può fare un coltello, un martello, un posacenere di marmo, un’automobile, un autocarro, un cane aggressivo mal gestito.

Ma soprattutto facciamo presente e teniamolo bene a mente, che l’arma da fuoco, è oggi l'unico strumento in grado di consentire contemporaneamente: deterrenza, proporzionalità e bilanciamento in un conflitto.
Deterrenza: nessun’altra arma o strumento è in grado di creare lo stesso effetto, in grado di scoraggiare i malviventi a proseguire nel loro intento criminoso consentendo quindi l’incolumità ad entrambe.
Proporzionalità: si può rispondere ad armi pari nel peggiore dei casi o se si è aggrediti con armi bianche (da taglio e contundenti); unico mezzo idoneo a difendersi senza la quale non solo l’incolumità fisica ma la stessa Vita delle vittime sarebbe in gravissimo pericolo.
Bilanciamento: l’arma da fuoco è in grado di equalizzare la disparità numerica come nessun altro mezzo, si pensi come altrimenti persone deboli possono affrontare in sicurezza più persone anche armate, da sicuro suicidio!

Per dovere d’informazione occorre far presente, che non reagire come scelta assoluta quando si subisce un’aggressione, perché chi è contrario alla violenza (difendere un diritto come la Vita non equivale ad essere violenti) sposa senz’altro questa tesi, non pone sempre al sicuro da imprevedibili conseguenze.
Non sono rari i casi di vittime, che hanno perso la Vita o subito lesioni gravi con danni irreversibili nonostante la totale resa perché imbavagliati maldestramente o semplicemente colpiti con una bottiglia, una spranga od un solo pugno nonostante non fossero armati ed intenzionati a reagire!

Un esempio
Se decido di porre la mia Vita e quella della mia famiglia all’arbitrio di pazzi criminali durante una rapina in casa perché sono contro la violenza e perché sono un buon cristiano (la Chiesa è per la difesa legittima), convinto che non reagendo avremo salva la vita e questi di tutta risposta vedendo la mia debolezza e arrendevolezza, decidessero dopo avermi riempito di botte e avuto quanto voluto in denaro e preziosi, stuprare mia moglie e le mie figlie?
E se non avessi sufficienti beni per saziarli, come credete che mi convincano per averne di più? Con le parole gentili? E se alla fine magari pensassero anche di toglierci la Vita per non aver testimoni scomodi? Come pensate si possa impedirlo a questo punto?

Abbiamo il coraggio di dire che, se chi ha perso la sua Vita a causa di ciò potesse tornare indietro, non la penserebbe più allo stesso modo, sicuramente!

È un Diritto sacrosanto difendere la propria/altrui Vita, il giorno che ci venisse impedito di farlo con l’unico strumento in grado di preservarla efficacemente, non sarebbe più questo uno Stato democratico e civile!

Quindi non si vada a trovare i casi in cui le armi da fuoco sono state usate per togliere ingiustamente la Vita ad innocenti. La gran parte dei femminicidi è compiuta con coltelli da cucina e utensili vari, ma nessuno addita i coltelli da cucina come strumenti di morte, eppure lo sono come tanti altri mezzi impensabili e apparentemente innocui. E se qualche pazzo isolato usa un’arma da fuoco per compiere stragi, non deve essere la giustificazione a privare la massa di un proprio e naturale diritto riconosciuto a livello universale! Ricordiamo che anche i terroristi la usano allo stesso scopo e se tra le tante vittime trucidate spietatamente ve ne fosse stata qualcuna armata, molto probabilmente il numero di innocenti poteva essere ben diverso (salvato vite).

Chi afferma che non va bene che un cittadino si difenda con le armi da fuoco, non sa quello che sta dicendo, non conosce l’argomento e la cruda realtà della Vita, perché ricordiamo che, specie in casa, posso difendermi per la legge con ogni mezzo possibile, non solo con l’arma da fuoco, e se sono in pericolo ogni strumento può essere in grado di togliere la Vita per salvare la propria. Ed allora se ci fosse correttezza in ciò che si afferma, si farebbe prima a dire che il cittadino non ha più alcun diritto di vivere. E sempre che il punto, la motivazione che porta a schierarsi a queste posizioni, sia la morte di un criminale e non il possesso dell’arma a prescindere!
Si sappia che le scelte in questi casi sono solo due: o rinuncio definitivamente a difendere me e la famiglia ponendo la propria/altrui Vita all'arbitrio di criminali, o mi difendo e in questo caso il Diritto alla difesa va esercitato nel più sicuro dei modi, perchè una reazione approssimativa e inadeguata, può senza ombra di dubbio condurre solo ad esiti catastrofici per chi ha maldestramente tentato di opporsi alla crudeltà umana.

Conclusione
Molti cittadini sono convinti che una sostanziale modifica alla Legge sulla difesa legittima, che comunque è quanto mai indispensabile avvenga, possa poi dar loro in qualche modo più libertà e spensieratezza nell’utilizzo delle armi. Sarebbe un’altra disastrosa leggerezza. Se non sostenuta da un’adeguata Formazione, porterebbe ad essere ancora meno responsabili nella gestione di uno strumento che richiede, quando utilizzato per scopi difensivi, una conoscenza che “trascende” il solo aspetto legale. Sono moltissimi i fattori in gioco nella difesa personale, ma la frase “chi meno sa più la fa semplice” è quanto mai appropriata in questo caso.
Una reazione approssimativa, non rispettosa di tutti i diversi elementi coinvolti nella dinamica dello scontro con tutte le sue possibili e mutevoli varianti cui è possibile incorrere, conduce facilmente e velocemente ad esiti nefasti!

La legge sulla difesa legittima si può e si deve senz’altro migliorare in alcuni punti cruciali, ma sarebbe un grave errore concedere come tanti auspicano, maggiore tolleranza di reazione alla sola violazione del domicilio, questo sarebbe veramente pericoloso oltre che poco etico. Oggi per la sola violazione di domicilio (art. 614 c.p.), non è previsto nemmeno l’arresto finchè non si configuri il furto (art. 624 bis c.p.) o la rapina (art. 628 c.p.)
Modificarlo in questo senso, aprirebbe non solo la porta ma l’intero portone, ad una molteplicità di incidenti catastrofici aggiungendo libertà alla superficialità e impreparazione che attualmente dilaga!
Solo una Formazione realmente Responsabile, potrà consentire risposte appropriate e sicure, rispettose dei diritti umani, a prescindere da quale legge vi sia.

Per concludere, ciò che in questa riflessione vorremmo passasse, è che la gestione di un’arma da fuoco, che sia lunga o corta, specie nella difesa abitativa, comporta difficoltà estreme ed una conoscenza di molteplici aspetti che se ignorati o non amalgamati tra loro, non possono che rappresentare pericolo per se stessi, la famiglia e gli stessi malviventi che magari si sarebbero sicuramente arresi o dati alla fuga se gli fosse stato dato loro il tempo e la possibilità.

Bene e giusto quindi armarsi (per chi possa e voglia) per difendere efficacemente se stessi e la famiglia, è un Diritto sacrosanto e inalienabile dell’Uomo, ma Non senza la fondamentale presa di coscienza dell’essere Responsabili nei confronti di se stessi e del prossimo, e ciò può derivare solo da una elevata ed adeguata Formazione, formazione che oggi come si è dimostrato in questo trattato, per la maggioranza dei cittadini non è ancora stata recepita affatto e ancor più per la maggior parte delle realtà formative, per nulla idonee a consentire risposte adeguate all’evento e soprattutto sicure!

Prenderne atto a tutti i livelli sarebbe già molto!
 
 
 

Violenza di genere, FEMMINICIDIO

Dati dell’analisi dell’Istat e del Ministero della Giustizia

Numeri di un massacro
Solo lo scorso anno sono state 120 le donne vittime di femminicidio ammazzate da un marito, fidanzato o convivente.
Il femminicidio dimostra di essere ancora un reato diffuso ed un problema che necessita di una risposta non solo giudiziaria, ma culturale ed educativa.
Il femminicidio, l’uccisione di una donna con la quale si hanno legami sentimentali o sessuali, rappresenta la parte preponderante degli omicidi contro il genere femminile.
In Europa la violenza sulle donne rappresenta la prima causa di morte e di invalidità per le donne tra i 16 e i 50 anni, uccide più del cancro e degli incidenti stradali.


Omicidi di donne in Italia

Negli ultimi 5 anni si registrano 774 casi di omicidio di donne, una media di circa 150 all’anno.
Più dell’82% dei delitti commessi a scapito di una donna, nel nostro paese, sono classificati come femminicidi. Un numero impressionante: oltre quattro su cinque.
In Italia ogni 2-3 giorni una donna viene uccisa per mano di chi diceva di amarle.
Gli autori di femminicidi nella maggior parte dei casi, hanno una fascia di età compresa tra i 31 e 40 anni, seguita da quella che comprende un’età tra i 41 e 50 anni.
Le vittime invece sono più giovani: a morire per mano dei propri compagni sono per lo più ragazze tra i 18 e 30 anni.
Nella maggior parte dei casi la vittima è italiana, solo nel 22% dei casi è straniera, con una larga maggioranza proveniente dall’est Europa.
Stesso dato per il carnefice: il 74,5 % degli assassini hanno nazionalità italiana.

Il rapporto che lega la vittima e il suo carnefice è nel 55,8% dei casi di natura sentimentale, con una relazione in atto al momento dell’omicidio o pregressa.
Analizzando il modus operandi degli omicidi, emerge un quadro brutale e primitivo.
Si tratta di colluttazioni corpo a corpo dove l’assassino sfoga una rabbia inaudita.

L’arma più utilizzata è il coltello e in più del 40% dei casi le donne vengono colpite ripetutamente, quasi mai con solo due o tre colpi mortali.
Nel 15% dei casi la donna viene uccisa con oggetti di uso comune: martelli, accette, picconi, rastrelli e impiegati brutalmente fino a renderla esamine.

Nei casi di femminicidio, il movente è nel 40% dei casi dovuto alla gelosia e possessione, a seguire: litigi, raptus e disturbi psichici dell’autore.
Spesso, alla base dei dissidi, ci sono motivi economici.
Solo il 10% dei maltrattatori presenta problemi psichici.

Le donne figurano quindi molto più spesso come vittime e gli uomini come responsabili; alcune forme di violenza vengono consumate quasi esclusivamente sulle donne: stupro, omicidio a sfondo passionale.


A ottobre 2013 il Senato ha approvato il decreto di legge contro il femminicidio.
L’elemento di novità è il riconoscimento della violenza sulle donne come forma di violazione dei diritti umani e di discriminazione.
È stato introdotto l’arresto in flagranza (art. 382 c.p.) obbligatorio per i reati di maltrattamenti in famiglia e stalking.
La polizia giudiziaria potrà disporre l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa.
Stalking, come riconoscerlo
E' il ripetersi di un comportamento molesto, ossessivo, persecutorio, che si manifesta con telefonate a tutte le ore, attenzioni ripetute, appostamenti, regali non graditi, biglietti, sms e qualunque atto o contatto non desiderato nei confronti delle vittima che, anche se apparentemente innocuo, spesso degenera poi in minacce, pedinamenti, presenze inopportune nei luoghi frequentati dalla stessa generando in questa, stato di ansia, paura, timore per la propria incolumità e la costringe, soprattutto ad alterare le proprie abitudini e scelte di Vita.
Secondo i dati dell'Osservatorio Nazionale per lo Stalking, ad essere oggetto di molestie sono, nell'86% dei casi, donne. La durata media del comportamento molesto è superiore ad un anno e mezzo.
Colui che perseguita è nel 55% dei casi un ex, coniuge o innamorato, nel 25% un condomino e nel 15% un collega di lavoro, di scuola o di università.

Testo di Legge (art. 612 - bis c.p.)
commette il delitto di "atti persecutori" (c.d. stalking) chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.




ALCUNE RIFLESSIONI

Considerate troppo “deboli” e con scarsa forza fisica, le Donne sono sempre più vittime di ogni tipo di sopraffazione, anche nelle cosiddette Società civilizzate.
La violenza contro le donne ed in particolare il fenomeno del femminicidio, è ancora oggi un fatto tragicamente allarmante e non appare affatto in diminuzione nonostante leggi e misure create con lo scopo di contrastare il fenomeno.

La donna risulta oggi il soggetto che più è a rischio di morte violenta, in particolare per le modalità attuate dagli aggressori/maltrattori, compiute con inaudita ed efferata brutalità!

L’opinione che questa piaga deve essere combattuta non solo sul piano repressivo, che come abbiamo visto non sta ancora producendo dati confortanti, ma anche e soprattutto sul piano educativo e culturale è ormai largamente condivisa.
Ma quanto costerà in termini di tempo perché si riesca a vedere il cambiamento culturale tanto auspicato?

Cosa dovrebbero fare però le donne vittime di relazioni pericolose fino ad allora?
Chi e cosa impedisce ad un uomo violento che ha ricevuto la diffida dal Giudice a non avvicinarsi ad una certa distanza alla donna oggetto della sua malvagità il giorno che ha deciso di ucciderla?
Niente e nessuno!
Lo dimostrano purtroppo i tragici fatti di cronaca!

Il rammarico è che le misure finora intraprese dalle Istituzioni, non si stanno rivelando sufficienti né a prevenire gli episodi di violenza, né a proteggere adeguatamente quando ancora in tempo, la vittima di tali ed odiosi reati che ad esse si affida, quando come poco ancora accade, riesce a trovare il coraggio di reagire.
Il rischio conseguente a questa inefficienza, è che le donne vittime di atti persecutori ma più ancora di violenza e maltrattamenti in famiglia, rinuncino sempre più a reagire, ad opporsi, rassegnandosi ad una situazione di sofferenza, paura ed angoscia, venendo meno la fiducia alle Istituzioni che dovrebbero proteggerle e renderle sicure.

  • Quante volte a nulla è servito per le vittime presentare innumerevoli denunce e referti ospedalieri anche importanti?
  • Quante donne devono ancora morire prima che si comprenda a livello politico e giuridico, l’importanza che siano messe velocemente nella condizione di essere tutelate seriamente quando soggette al pericolo della stessa Vita?
  • Quante donne devono ancora morire prima che questa Società trovi il coraggio di cambiare a livello Culturale e di abbattere tabù inutili e dannosi come quello sulle armi da fuoco, visto ancora stupidamente in questo paese come il male assoluto?

Consentire alle donne vittime di violenza le quali ne facessero richiesta, di ottenere il Porto d’armi per difesa personale, sarebbe un atto doveroso, addirittura rivoluzionario in questo paese se fossero le stesse istituzioni a concederglielo di propria iniziativa in determinati casi, come un atto dovuto.
Ciò sarebbe degno di un Paese che riconosce i propri limiti nella tutela delle donne a rischio e concede loro il diritto sacrosanto, di poter rispondere proporzionatamente nella salvaguardia della propria Vita, senza dover vivere nella convinzione di essere la prossima vittima.

Un’arma da fuoco detenuta ed usata legittimamente, è l’unico strumento consentito in grado di offrire la giusta chance di sopravvivenza di fronte ad un attacco seriamente intenzionato a togliere la vita altrui, specie quando la vittima designata è una donna già provata e fisicamente ed emotivamente più debole rispetto all’aggressore, carico di rabbia ed armato.
Non vi è altro mezzo che possa garantire la stessa efficacia, a condizione che sia utilizzato correttamente!

Inoltre la consapevolezza per la donna di sentirsi decisamente più sicura attraverso un mezzo in grado di consentirlo quale è l’arma da fuoco, che ovviamente dovrebbe imparare ad usare seriamente, le ridurrebbe sicuramente ed enormemente lo stato di perenne ansia ed angoscia, fortemente debilitante nel lungo periodo, migliorando così la salute e la qualità della Vita!

Ricordiamo che la paura e l’ansia che ne deriva è direttamente proporzionale al grado di sicurezza percepito!



 
 
 

Obiettivi MANGUSTA SYSTEM®

Oggi non si può più scherzare con la Vita altrui, che è divenuta facile perdere anche per i motivi più futili; per questo motivo M.S.® intende attivarsi perché i cittadini, del tutto inconsapevoli, siano informati sul limite ed il pericolo rappresentato da realtà formative inadeguate a consentir loro, la necessaria preparazione che oggi appunto deve essere al passo con il cambiamento che vi è stato e di conseguenza, deve essere superiore e completa.


Vi è ancora molto da fare in questo paese per abbattere pregiudizi e superficialità, specie nel mondo delle armi da fuoco, ma riteniamo che i tempi siano sufficientemente maturi perchè si possa iniziare a scardinarli senza troppe resistenze.

Crediamo fermamente che solo da una razionale e realistica Informazione e Formazione, si possano gettare le basi per un cambiamento Culturale, affinché chi intende esercitare il sacrosanto Diritto alla Difesa Legittima anche con le armi da fuoco, comprenda quanto è indispensabile un’adeguata Formazione, e possa esercitarlo responsabilmente senza dubbi, ansie e disagi, nel pieno rispetto della Legge e con la massima Sicurezza per la propria e altrui incolumità.


Obiettivo perseguito dal MANGUSTA SYSTEM® è di contribuire ad aumentare in ogni modo possibile, la Cultura e l’importanza che riveste una Formazione Responsabile, specie per scopi difensivi, ancora troppo ignorata e sottovalutata e causa di gravi ripercussioni su tutto l’apparato ogni qualvolta se ne faccia con queste un uso distorto e irresponsabile.



Maggiore
Cultura e Formazione “adeguata” si traduce in:

MAGGIORE
Responsabilità,
Sicurezza,
Rispetto per le Regole e i Diritti umani.